Una curiosità…

Tingere i capelli è una pratica adottata fin dai tempi antichi. I colori preferiti degli Egizi per esemp

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La tintura presso gli Egizi

io erano nero o arancio-rosso. Un colorante molto comune è stato l’henné, poiché conferisce variazioni arancioni o rosse al colore dei capelli.

Per le tinture nere gli Egizi usavano l’indaco, estratto dalla pianta indigofera tinctoria. Coloro che volevano nascondere i capelli grigi usavano una ricetta di sangue di bue bollito: si trattava di una soluzione che loro ritenevano magica!

I rimedi per i capelli grassi

3407770363_8e5327be5d_bForse non tutti sanno che i capelli grassi sono dovuti a un’eccessiva produzione di sebo da parte delle ghiandole sebacee.

Lavarli frequentemente non è un rimedio sempre efficace.

L’eccessiva produzione di sebo può irritare la pelle, causando infiammazioni.

Come si può evitare questo problema?

– Usa shampoo delicati che non producano troppa schiuma.

– Usa olio shampoo specifici per la detersione della cute e del capello.

Ricorda però che quando il capello è grasso va lavato spesso con shampoo poco aggressivi.

 

Anche i derivati organici dello zolfo ci possono aiutare a ridurre la produzione dei grassi contenuti nel sebo.

Questi possono essere assunti con gli alimenti o in pastiglie e non applicati direttamente sul cuoio capelluto.

 

Di Maria Orza e Sara Selmi

Le storie dipinte

Insieme all’insegnante di Lettere, abbiamo reinventato in classe le storie di dipinti famosi. Io ho pensato di riscrivere la vicenda di Cecilia Gallerani, ovvero la “Dama con l’ermellino”, dipinta da Leonardo da Vinci fra il 1488 e il 1490.

 

LA DAMA CON L’ERMELLINO, LEONARDO DA VINCI

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di Maria Orza

Ogni mattina, una fanciulla di nome Cecilia Gallerani, proveniente da una ricca famiglia, passeggiava sulle rive del Gargano, a Peschici.

Era una ragazza colta, ingenua e di bell’aspetto.

La conoscevano tutti in paese ed era molto amata, soprattutto dai giovani, ma a lei non interessava, amava solo stare in mezzo alla natura e leggere.

Le piaceva passeggiare sulla spiaggia al mattino presto, il rumore dell’acqua salata del mare che sfiora la sabbia dorata, il sole che accarezza la superficie, i toni caldi dell’alba e la brezza che sussurra alle orecchie.

Una mattina, mentre passeggiava come al solito, un ragazzo che da molto tempo la guardava, le si avvicinò pian piano.

– Salve.

– Salve, vi conosco?

– No… ma da molto tempo vi osservo tutte le mattine, siete molto affascinante, lo sapete. Mi piacerebbe portarvi in un luogo bellissimo, fidatevi di me…

– Non saprei, non vi conosco…

– Ve ne prego.

– Va bene, però devo fare presto ritorno.

– Certo, non ne dubitate.

Il giovane Guglielmo la portò in un posto che la fanciulla non aveva mai visto, lontano dalla spiaggia, ma molto bello. Era un giardino fiorito, ben curato, con bellissime sculture e opere d’arte.

– Vi piace?

– Stupendo! Adoro posti come questo.

– Lo sapevo, per questo vi ho portata qui.

– Ma è vostro?

– Non esattamente.

– Come?

– Io sono Guglielmo, il garzone di bottega del pittore Leonardo da Vinci, di sicuro lo conoscete.

– Certo, lo conosco, un tipo strano ma mi piacciono molto le sue opere.

– Venite con me, ve lo farò conoscere.

– Va bene.

Dopo che il ragazzo le presentò il grande artista, tornarono alla spiaggia e si salutarono.

La mattina dopo si incontrarono di nuovo e la fanciulla, incuriosita, chiese al ragazzo di riportarla al giardino.

Quando arrivarono, Leonardo mostrò i suoi dipinti a Cecilia e le raccontò la loro storia.

Dovete sapere che Cecilia era sempre accompagnata da un simpatico ermellino. Questo incuriosì molto il ragazzo, e gli venne in mente di ritrarla.

– Vi andrebbe di fare la modella?

– Perché?

– Sapete, la vostra immagine mi incuriosisce, mi piacerebbe dipingervi con il vostro ermellino insieme a Leonardo.

– Acconsento.

I genitori di lei non sapevano nulla, però da tempo avevano notato che la fanciulla era diversa, era molto più felice e spensierata, cosa che non succedeva da tempo.

Ogni tanto le chiedevano cosa le stesse succedendo e da dove provenisse tutta la sua allegria.

Lei rispondeva sempre allo stesso modo, negando che le fosse capitato qualcosa di speciale.

Non voleva dir loro cosa stesse succedendo per il timore che non l’avrebbero più fatta uscire.

Il giorno dopo andò da Leonardo da Vinci accompagnata dal garzone e si preparò per essere dipinta.

Ogni mattina fece la stessa cosa, per un anno intero.

Passavano i giorni e l’opera prendeva forma.

Cecilia parlava molto con il ragazzo ed erano diventati quasi migliori amici.

Era attratta da lui e anche lui lo era.

Arrivarono al punto di fidanzarsi, ma tutto all’insaputa dei genitori della fanciulla.

– Perché non glielo dite? Forse approverebbero.

– No, ho troppa paura.

Un giorno però la ragazza decise di rivelare ai genitori tutta la verità e restò veramente sorpresa dalla loro reazione.

– Perché non ci hai detto niente? Siamo felici che tu abbia trovato qualcuno che sappia renderti felice, figlia nostra.

– Grazie, pensavo al peggio, ecco perché non vi ho detto niente…

Dopo un anno il quadro era finito, ed era splendido.

Decisero di esporlo al matrimonio di Cecilia e di Guglielmo, il ragazzo che era riuscito a cambiare la fanciulla.

 

La Venere addormentata, Giorgione

Io ho scelto di riscrivere la storia della cosiddetta “Venere dormiente”, dipinta da Giorgione nel 1507-1510.

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di Kimberly Mena

Ero seduta di fronte alla mia casetta di campagna, tranquilla vedevo il paesaggio e aspettavo la pioggia. Faceva molto caldo e non vedevo l’ora di sentire il picchiettio della pioggia rinfrescante che cade. Dopo tanto aspettare, mi alzai e iniziai a raccogliere i frutti del mio giardino. Poco dopo, si scurì e andai a dormire. Molta gente passava vicino a casa mia, ma mi ero affezionata a un pittore, lui era molto dolce con me e ogni volta che passava nelle vicinanze della mia casa, gli offrivo o dell’acqua o della frutta appena raccolta. Lui ne era felice e si notava, per me era un semplice amico ma non mi sarebbe dispiaciuto se fossimo stati altro. Veniva, perlopiù, per dipingere il bellissimo paesaggio di fronte casa mia e per gli esotici animali. Quella notte cadde la pioggia e rinfrescò ogni cosa: vivevo da sola in una casa moderatamente grande, i miei genitori se ne erano andati in un altro paesello a vivere da soli, così sarei potuta diventare indipendente; avevo appena compiuto sedici anni e un uomo doveva prendersi cura di me.

Erano trascorsi due giorni e “il pittore” non era ancora venuto mentre io lo aspettavo. Lo chiamavano Giorgione, i suoi genitori erano morti di un male misterioso, ma lui non approfondiva mai l’argomento. Mi accorgevo che al toccare quella conversazione diventava triste, silenzioso e malinconico. Aveva quasi trent’anni e la sua passione per la pittura era iniziata da piccolo. Dopo tanto aspettare, ritornò a casa mia. Mi si illuminarono gli occhi, gli corsi incontro e gli chiesi per quale ragione non fosse piu passato, lui rimase in silenzio. Gli chiesi il perché di nuovo e solo abbassò la testa e disse che i soldi per la casa non bastavano e se non avesse dipinto un’opera che sarebbe diventata celebre avrebbe dovuto cambiare città.

Mi venne da piangere ma solo dissi, “se te ne vai sei morto per me” ed entrai in casa piangendo. Passarono i giorni ed ero stanca di aspettare, pensai che se ne fosse andato. Era una giornata nuvolosa e aspettavo la pioggia che ancora non era caduta. Mi sentii accaldata e mi tolsi i vestiti, già che non passava nessuno. Stesi sul prato un telo bianco e un cuscino coperto da un drappo rosso per potermi sdraiare. Mi venne molto sonno e decisi di addormentarmi per un’oretta. Mi svegliai e vidi Giorgione con una tela davanti mentre finiva il suo dipinto. Appena lo vidi mi alzai imbarazzata e mi coprii, andai verso di lui per dargli uno schiaffo ma lui mi fermò e cercò di spiegare mentre il sole calava. Dopo essermi calmata, mi sedetti e iniziammo a parlare del suo trasferimento e gli dissi che mi mancava e mi sarebbe mancato. Lui mi disse che se avesse venduto quel suo quadro non avrebbe dovuto trasferirsi. Dopo quella chiacchierata il giorno dopo passò e mi disse tutto quello che provava per me ed io anche e ufficialmente ci fidanzammo. Pochi giorni dopo riuscì a vendere il quadro per molti denari ma decise di lasciare la sua casa e venire a vivere insieme a me e mettere il denaro da parte per un futuro insieme.

 

 

On stage!

In classe abbiamo studiato insieme all’insegnante di Lettere il lessico relativo al teatro, le linee principali di storia del teatro e le differenze fra il linguaggio teatrale e quello cinematografico. Ecco alcuni dei nostri lavori!

Le differenze fra linguaggio teatrale e cinematografico (di Kimberly, Emily, Nicole)

 

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Il linguaggio del teatro (di Valentina, Selene, Giorgia)

MAKEUPARTY: Egyptian Look

Benvenuto al primo appuntamento di Makeuparty! In questa rubrica puoi trovare i nostri consigli su come realizzare i look più glamour per le tue feste.

In Laboratorio, insieme all’insegnante di Estetica, abbiamo reinventato e reso contemporaneo un look ispirato all’Antico Egitto. Ecco come si procede:

  1. Si rimuovono con cura eventuali tracce di trucco sul viso utilizzando il latte detergente e il tonico.
  2. Si eliminano le imperfezioni della pelle con i correttori adatti (verde per i rossori, beige e arancione per le occhiaie). In seguito si applica il fondotinta.
  3. Con una matita bianca si procede delineando il disegno che si vuole realizzare. Nella foto, Carlotta ha scelto per Victoria linee geometriche dal taglio essenziale.

 

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4) Con un pennello bagnato (serve a fissare e a rendere il colore intenso) si applica l’ombretto.

5) Sopra la matita bianca, dopo aver definito bene il disegno, si passa la matita nera e infine l’eyeliner.

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6) Si stende il mascara. Puoi scegliere mascara colorati se vuoi enfatizzare la colorazione.

7) Non resta che definire la bocca! Dopo aver preparato il contorno con la matita rossa, si stende un rossetto rosso intenso e deciso.

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E ora, buon divertimento!

 

Make-up Artist: Carlotta

Model: Victoria

 

Voglio guardare con gli occhi di chi non vede 

di Jillian Mallegni

Prima settimana di Università, fin qui tutto bene. Il mio unico problema è che non sono ancora riuscito a memorizzare come sono distribuite le aule.
Per questo sono fuori dalla mia stanza appoggiato allo stipite. Aspetto Johnny, il mio compagno di stanza. Diciamo che è una persona un po’ ritardataria, anzi, un po’ tanto. Ad ogni modo, non vedo l’ora di cominciare come si deve il mio percorso di studi. Potrò sembrare un secchione, la realtà è che ho un grande bisogno di sentirmi utile e aiutare le persone.
Dopo i miei continui lamenti, Johnny si degna di uscire dalla stanza.
-Dai, non ci ho messo così tanto.- sdrammatizza. Lo guardo male.
-Non guardarmi così, Luke, lo sai che mi fai paura.-
-Prima o poi troveranno il tuo cadavere sepolto da qualche parte.-
-E il tuo con il mio. Non potresti continuare a vivere senza di me. – afferma convinto.
Sollevo  il sopracciglio e chiudo la porta con troppa forza.
Percorriamo vari corridoi, mentre il mio cervello continua a creare una mappa dell’università. Dopo i racconti di questo rompipalle, finalmente posso entrare nella mia aula.

Ci incontriamo a pranzo nella mensa e con Johnny ci sono Ashley e Robert, ci sediamo a  un tavolo in fondo alla sala dove c’è un po’ meno caos. Mentre faccio finta di ascoltare i miei amici, perso nei miei pensieri, noto un ragazzo vestito di nero che porta un paio di occhiali e tiene un bastone in una mano.
Ashley nota che non sto ascoltando nemmeno un parola, quindi si volta verso il ragazzo che ha attirato la mia attenzione. Fa un sorriso e si alza incamminandosi verso di lui, lo prende a braccetto e lo porta al tavolo.
-Chi c’è? –
-Allora, alla tua destra c’è Johnny, Robert davanti a te e accanto a lui la piccola matricola, Luke. –
-Ehi, sono il più alto qua, e poi piccola matricola suona male.- metto il broncio come i bambini e tutti tranne il ragazzo del quale non conosco ancora il nome si mettono a ridere.
Finisco di mangiare e dopo aver salutato tutti mi incammino verso la mia stanza.
Apro velocemente la porta e me la chiudo dietro con un calcio. Ho cominciato da poco e sono già sommerso di cose da studiare. Le mie lezioni pomeridiane cominciano alle tre e mezza e ho poco più di un’ora per portarmi avanti con lo studio.

Esco dall’ultima lezione alle sei e mezza, sono stanco morto.
Vado direttamente in camera nella speranza di potermi riposare un pochino per poi cominciare a studiare di nuovo in santa pace. Il mio desiderio viene infranto appena mi avvicino alla mia camera e sento il rumore della musica uscire a volume troppo alto.
Entro e nella stanza ci sono Johnny e i suo amici del quarto anno, stanno fumando, l’odore dolce della cannabis mi invade le narici.
Abbasso di colpo la musica e tutti si lamentano.
-Calma, ora me ne vado. Johnny, volevo solo dirti che mangio fuori e torno tardi, se ci sono problemi chiamami.-
-Che dolce che sei, peccato che non sono gay, ti bacerei in questo momento.-
-Sì, dai, ciao bel principe.-
-Oh sì, ci sposeremo.-
Rimetto il volume della  musica al massimo e dopo aver lasciato qualche libro e averne presi altri, esco lasciando quei pazzi a ridere.
Il ristorante dista una decina di minuti dall’università, dopo penso che andrò al parco a studiare.
Dopo aver ritirato la mia ordinazione mi dirigo lentamente verso il parco. Mi fermo ad un semaforo mentre aspetto che torni verde.
-Cosa ci fai a quest’ora in giro, Luke? Non è tardi per una piccola matricola?-
Mi spavento e quando mi volto vedo Zackary. Alla fine ho scoperto il suo nome.
-Mi hai fatto spaventare, Zackary. Come facevi a sapere che ero io?-
Sono abbastanza curioso, cioè cavolo, non ho neppure parlato.
-Hai un odore particolare.-
-Cosa?-  Ma è serio?
-È verde, dobbiamo attraversare.-
Attraversiamo in silenzio.
-Io vado a al parco, devo studiare.-
-Pure io vado al parco.-
Percorriamo il tragitto fino al parco in completo silenzio e mi ritrovo a seguire Zackary mentre cammina come se davvero riuscisse a vedere. Dopo aver percorso il sentiero si ferma a un tavolo da picnic.
-Io di solito mi fermo qua, se vuoi puoi stare con me. Sennò puoi anche cambiare tavolo, fai come preferisci.-
-No, ti faccio compagnia.-
Ci sediamo ed entrambi cominciamo a fare quello che ci spetta. Comincio a mangiare piano mentre alterno un boccone di cibo a un pezzo del testo da studiare. È strano vedere un ragazzo alle sette di sera con gli occhiali da sole. Mi fermo qualche secondo a guadarlo, è buffo. Il capelli mossi scuri gli cadono sulla fronte, quella faccia concentrata e la testa china come se stesse veramente leggendo con gli occhi, solo quel dito lo inganna. Un semplice ragazzo che sta in un parco a studiare, con il semplice particolare che legge con un dito.
-Hai finito di guardarmi?-
-Cosa? Come facevi a sapere che ti stavo guardando?-
-Semplice. Tu stai mangiando, leggendo e scrivendo su un quaderno, o stai facendo qualcosa con la matita. Ad un certo punto hai smesso di masticare e il rumore della matita è cessato. Presumo che tu mi stia guardando visto che il parco è abbastanza vuoto a quest’ora e da questo lato, dimmi se sbaglio. Io sono una persona nuova da conoscere e il fatto che sono cieco ispira di più la tua curiosità, mi sembri un ragazzo intelligente, sì, mi ispiri fiducia, ma se vuoi usarmi come un giocattolo non ci sto.-
-Cavolo, sei molto intuitivo. Scusa se mi sono soffermato a guardarti per troppo tempo, non volevo darti un’impressione sbagliata. –
-Posso guardarti, Luke?-
Non riesco a capire la sua domanda, e il motivo per il quale l’ha fatta proprio in questo momento, ma gli rispondo di sì, così si alza e passo passo si avvicina e si siede vicino a me. Siamo uno di fronte all’altro. Alza quasi titubante il braccio e cerca il mio viso. Appoggia i polpastrelli alla mia guancia. Dopo aver sfiorato quella piccola parte, appoggia pure l’altra mano  sul mio viso e comincia ad analizzare ogni singolo millimetro del mio volto.
Lascia cadere le mani lungo i fianchi, si alza e dopo aver raccolto tutte le sue cose se ne va lasciandomi con un grazie e con una buonanotte.
Sto riflettendo molto su tutto quello che mi è successo in questi pochi minuti. Voglio conoscere meglio Zackary e riuscire a trovare un modo per ridargli quello che ha perso.
Voglio diventare i suoi occhi, un modo per vedere il mondo.

Nei giorni, le settimane e i mesi a seguire cerco di imparare tutto quello che posso da lui.
Le persone cieche riescono a vedere le cose in modo completamente diverso dal nostro. Vedono le cose profonde, non si fermano all’apparenza. Riescono a percepire ogni singola inclinazione della voce, il cambio dello stato d’animo o come bisogna comportarsi in ogni singolo momento. Almeno Zacky è fatto così.
Notano le piccole cose. Le cose essenziali per tutto.
Io volevo diventare come loro.
Voglio riuscire a  vedere il mondo con gli occhi di chi non vede.
Così conobbi un mondo completamente diverso.

-Come hai perso la vista?-
Alza un sopracciglio e poi vedo per un millisecondo gli angoli della sua bocca andare verso l’alto.
-Stavo aspettando questa domanda da tempo. Devo dire che non mi aspettavo ci avresti messo così tanto per farmela. Ad ogni modo, se ti stai chiedendo se sono cieco dalla nascita, no. Ho perso la vista due anni fa. Anzi ad essere corretti, quasi tre anni fa. Il distacco della retina ha causato la mia cecità. Ce ne siamo accorti troppo tardi e non c’è stato nulla da fare.-
-E come descriveresti il cambiamento che hai dovuto affrontare da vedente a non vedente?-
-Stai lavorando ancora al giornale della scuola?-
-Sì.- non so se si arrabbierà, ma sapere le cose direttamente da lui potrebbe rendere il mio pezzo unico.
-Potevi dirmelo subito. Allora, con il pezzo diventerò famoso?-
L’ha presa bene, dai.
-Mi aiuterai?-
-Certo, mio caro amico reporter.-
-Allora riesci a raccontarmi meglio la tua storia? Non voglio sapere come hai perso la vista. La storia della tua vita. Parlami di Zacky.- accendo il registratore per non perdere neppure una parola.
-Okay, allora, da cosa cominciare? Ho due fratelli, un mamma bellissima e un padre troppo occupato a lavorare. Ho 24 anni e anche se sono cieco, e può suonare strano, studio arte all’università. Ero molto bravo a disegnare, soprattutto a fare ritratti. Ora principalmente mi sto concentrando a studiare la storia dell’arte, non posso più disegnare come facevo prima. Creerei solo figure astratte che non rispecchiano per niente la mia personalità. Sono una persona precisa e amo l’ordine. Questo fu un punto a mio favore quando persi la vista. Essendo un persona ordinata sono sempre riuscito ad orientami e non ho avuto problemi per quanto riguarda la mia stanza, i corridoi e le aule dell’università, non è stato difficile imparare le distanze tra i  banchi e le sedie e il resto. Volevo cambiare il mio ambito di studi, non pensavo che avrei potuto essere un artista senza riuscire a vedere, ma mi sbagliavo. Il mio professore di arte mi fece capire che un artista cieco è raro e che se volevo far conoscere le mie opere dovevo andare avanti e non fermarmi a questa difficoltà, ma, anzi, sfruttare la cosa a mio vantaggio. Così nella mia testa si presentò l’idea di poter insegnare l’arte come la vedo io. –
-E come la vedi tu?-
-Come uno dei mezzi migliori per uscire vivi da tutta questa merda che ci troviamo intorno ogni giorno. Solo che non tutti prendono sul serio l’arte e la considerano un bel passatempo, si sbagliano. Ci sono un sacco di stili nell’arte ognuno di questi può venirci in aiuto in un modo o nell’altro, bisogna solo capire come.-

Voglio trovare la mia arte. Voglio trovare la mia salvezza.
Zacky parla del so handicap come una delle cose che più gli sono state utili nella vita. Quando gli chiedo il perché mi risponde con una semplicissima frase che mi entra dentro e si va a nascondere in qualche posto dal quale non riuscirò più a estrarla.
La cecità mi ha salvato da una vita superficiale e senza una ragione per cui lottare.
La cecità lo aveva salvato da una vita monotona e senza senso. Mi sono reso conto che la monotonia mi stava togliendo tutto quello che aveva Zacky. Mi stava risucchiando in un vortice mortifero e doloroso.

Ad ogni azione corrisponde una azione uguale e contraria.

Non ho mai capito questa frase fino in fondo. Penso che non la capirò mai fino in fondo.
Ho provato con gli strumenti musicali, con il canto. L’azione uguale e contraria? Sono stonato e non portato per gli strumenti principalmente usati nel genere di musica che ascolto.
Ho incontrato il pianoforte però. Azione uguale e contraria? Ho trovato la mia arte. Non so se si può dire che sia un’azione uguale e contraria, ma sono riuscito a trovare la mia salvezza da questa vita superficiale e senza una ragione per cui lottare.

-Mio padre non ha mai voluto che io studiassi arte. Almeno uno della famiglia doveva portare avanti la tradizione e lavorare nell’azienda di famiglia. I miei fratelli sono scappati di casa ed essendo gemelli ai 18 sono volati in Spagna da mia nonna. Mia madre non voleva che facessi le cose per obbligo e mi ha sempre appoggiato. Quando ho perso la vista per lei dovevo tornare a casa e non fare nulla. Non l’ha presa bene all’inizio ma adesso ha capito che sono una persona come tutte le altre e che posso portare avanti una vita normale. I miei fratelli mi hanno fatto visita qualche volta, e si sono preoccupati, non eccessivamente come mia madre ma lo hanno fatto. –
-Tuo padre?-
-Beh, lui, non lo so, pensa che adesso diventerò un fallito. La verità è che il fallito è lui. Il lavoro e la routine lo hanno portato ad essere un persona con la mentalità chiusa e il cuore duro.-

Le persone si migliorano spesso, è quello che ho cercato di fare io. Ho trovato la mia arte e sto imparando a capire il  corpo di ogni singola persona più a fondo e a usare le mie capacità per aiutarle.
Il mio rapporto con Zack cresce e diventa ogni giorno più forte, ora è mio amico.
Sono riuscito a spronarlo a farsi dei nuovi amici, domani ha un appuntamento con una certa Jennifer. Sono molto contento per lui, sarà un ottimo cavaliere.
Sono contento anche per me.
Finalmente guardo il mondo con gli occhi di chi non vede.

Il pedicure estetico

Trattamento con paraffina

di Linda Capri

image046PREPARAZIONE DEL CARRELLO

    • Dischetti di cotone, guanti e mascherina monouso
    • Solvente per unghie, acqua ossigenata, olio per cuticole, crema da massaggio
    • Attrezzi specifici: lima, tronchesine, alza/spingi cuticole, raspe di vario spessore, lame, microlima e separadita

      PREPARAZIONE DELLA SEDUTA DELLA CLIENTE

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      Poltrona della cliente e sgabello per estetista
      Bacinella per pediluvio

      Ciabattine monouso

      Dopo aver preparato tutto l’occorrente per svolgere un buon pedicure, si fa accomodare la cliente.

       

       

       

      L’estetistimage050a indossa i guanti e la mascherina, dopo di che controlla i piedi della cliente per capire di cosa ha bisogno. Si controlla se presenta micosi.

      Si eliminano eventuali tracce di smalto.
      Se la cliente necessita del taglio delle unghie si procede, controllando che non ci siano onicocriptosimage052i (unghia incarnita) che eventualmente in seguito verranno rimosse. 
      Dopo aver tagliato le unghie si inizia con una prima limatura. Si sollevano e si spingono
      le cuticole per poi applicare image054
      l’olio di mandorla
      per renderle più morbide. 
      Dopo si invita la cliente a riporre i piedi all’interno della bacinella preparata con acqua tiepida e la pastiglia effervescente, rinfrescante e igienizzante. Il tempo di posa è di circa 5/10 minuti.

      image058Dopo aver invitato la cliente a estrarre i piedi dall’acqua si procede con l’eliminazione delle cuticole in eccesso.

      Inizialmente le cuticole vengono eliminate con uno strumento chiamato casil, mentre nella foto qui di seguito si procede con una tronchesina tagliacuticole.image060

      Si controlla o meno la presenza di onicocriptosi, guardando nel vallo ungueale, e se si presentano vengono eliminate tagliandole con una tronchesina e limate con una lima specifica, la microlima, che serve a smussare gli angoli.image064
      In questo caso, la cliente di cui mi sono occupata aveva un’insorgenza del problema e ho proceduto eliminando l’unghia che si presentava nel vallo ungueale con la microlima.

      Si invita nuovamente la cliente a mettere i piedi a bagno per pochi minuti; dopo di che le chiediamo di togliere i piedi dall’acqua procedendo con l’eliminazione dei calli: se la cliente presenta dei calli importanti e prominenti vengono utilizzate le lame portando via le cellule morte in eccesso.image066

      Invece se si presentano dei calli poco importanti si procede con la raspa. Il callo non va eliminato mai del tutto, si lascia un leggero strato di cellule morte, che servono da protezione al piede.

    • image069Si effettua un’ultima limatura per assicurarsi che la linea dell’unghia sia omogenea.

      Si fa un massaggio al piede della cliente con una crema da massaggio, per farla rilassare e farla sentire coccolata.

      Si pulisce il piede della cliente dai residui di crema. Si applicano i separadita in gomma piuma. Si procede nel dare una base trasparente per rinforzare l’unghia e per primage072oteggerla dallo smalto colorato.

      Successivamente, dopo che la base trasparente è asciutta, se la cliente lo desidera, si applica lo smalto colorato il più vicino possibile alle cuticole, evitando di far scivolare lo smalto all’interno del vallo ungueale.

      Per finire si applica il seche, uno smalto trasparente, che serve a fissare e a illuminare lo smalto colorato. 

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      Risultato finale

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